Estati inglesi e zucchine al forno

Anni e anni fa i miei decisero che dovevo imparare l’inglese. Ogni estate, per qualche settimana mi mandavano a studiare in Gran Bretagna. Ricordo il piacere della frescura di agosto, l’odore dell’erba umida, la necessità impellente di mettere un maglioncino di cotone, quel verde quasi neon che si scorgeva dall’ oblo’ dell’aereo quando in Calabria l’estate sapeva di giallo e polvere. L’Inghilterra era un regalo che puntuale arrivava ogni estate e mi salvava dai 40 gradi all’ombra.

Quello che pero’ non riusciva ad entusiasmarmi erano la colazione/pranzo versione pocket/ cena. Ad 13enne abituata a pane, burro e marmellata quelle uova, salsicce e fagioli del mattino erano peggio di una chiamata alle armi. Dopo le salsicce arrosto con il finocchietto, cucinate con maestria da mia nonna su una sorta di barbecue casalingo e improvvisato, quegli hot dog sapevano di plasilina e anche il colore ci andava vicino.

Credo di aver perso almeno 4 kg ogni agosto per la gioia di mia madre (da bambina prendevo molto spazio) e quelle costose lezioni di inglese British hanno avuto il solo risultato di farmi tornare a casa con un accento sardo, gentile concessione del gruppo di ragazzi cagliaritani al quale ero stata assegnata.

Alla fine delle tre settimane, dopo la kermesse finale in lingua inglese, che normalmente era un misto di canzoni dei Beatles e  spezzoni improponibili di musical anni ’60, si ritornava a casa. Ad accogliermi all’aeroporto di Reggio Calabria l’afa di agosto venuta ad salutarmi a braccetto con mia madre. Dopo tre settimane senza vedersi, facendomi spazio tra le innumerevoli carte, scarpe, e buste di frutta che ingombravano la sua panda ci si raccontava anche due e tre volte di seguito dell’ultimo mese. Il momento migliore era pero’ l’apertura del cancello di casa e la banda di parenti invitati per darmi in benvenuto. Tutti  rigorosamente vestiti a festa – che al sud voleva dire con vestiti floreali. Rose, peonie, margherite. Mia nonna che dopo un abbraccio da lottatore di sumo, quasi sorpresa che fossi sopravvissuta alla terra straniera diceva: ” Bella mia, si sciupata. Stasira ti fici zucchini o furnu” (Bella mia, sei dimagrita. Stasera ti ho fatto le zucchine al forno).

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Zucchine al forno (per 4 persone)

4 zucchine di dimensioni medie

100 gr parmigiano reggiano (io percorino romano)

100 gr di provolone

pangrattato

pane secco

1 uovo

prezzemolo e 1 spicchio d’aglio

1 cipolla rossa di Tropea

olio EVO

5 o 6 pomodorini

Metti il pane secco in un recipiente con l’acqua. Fallo riposare finché non sarà morbido. Strizzalo e mettilo in un recipiente grande. Nel frattempo taglia le zucchine per la lunghezza. Mettile in una pentola con acqua fredda salata e fai bollire fino a quando saranno morbide ma badando bene che si mantengano sode. Scolale e falle raffreddare. Quando saranno fredde scava l’interno della zucchina e aggiungilo al pane ammollato e strizzato con: 1 uovo, prezzemolo, aglio tritato finemente, parmigiano e provolone. Mescola bene, rigorosamente con le mani, e comincia ad aggiungere pangrattato, fino a quando il composto sarà appiccicoso ma sodo. Riempi le zucchine e mettile in una pirofila con carta forno. Taglia i pomodorini e la cipolla e spargile sulle zucchine ripiene. Cospargi d’olio EVO un po’ di sale e pepe QB e inforna a 200 C per una mezzora o finché non saranno dorate (color caramello).

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