Storia di una Luigina

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Pugliese e geneticamente non modificata dalla sua decennale residenza abruzzese, La Luigina, donna di sinistra, avrebbe salvato questo paese se fosse rimasta militante di partito prima nell’Ulivo e dopo nel PD.

Ma la salentina, da un gruppo di amici stretti, anche chiamata Lulla, ha smesso da tempo i suoi stivaletti rossi, coi tacchi consumati dalle numerose manifestazioni alle quali costretto noi amiche a partecipare ai tempi dell’università, e con un perentorio “Ora basta” urlato al telefono tra Ginevra e l’Aquila, ha deciso che per l’Italia ci vorrebbe un miracolo della Madonna di Santa Maria di Leuca, alla quale lei ha acceso già fin troppe candele per poi vedersi rappresentata da Salvini.

Quando la incontrai la prima volta  durante un esame, litigammo. Non ricordando bene i dettagli dell’alterco, sono quasi certa che lei avesse torto e io ragione. A quel litigio sono seguiti piu’ di 20 anni di amicizia, 10 dei quali quasi esclusivamente telefonici. Eppure, passassero i mesi, ogni santa volta che si degna di alzare il ricevitore ( o di premere il pulsante giusto sul telefonino) ricevo sempre lo stesso urlo di gioia ” Uhhhhh è la Daniela. A mamma stai zitto che è zia Daniela“.

La Luigina è sopravvissuta a un terremoto. Stringendo il primogenito tra le braccia quel nove aprile, é corsa fuori con le gambe che le tremavano e il cuore in fibrillazione. Dopo il terrore iniziale, piangendo al telefono, mi ha detto che ,nonostante i piedi fossero attaccati al pavimento, il pianto di suo figlio l’ha fatta muovere come una sonnambula verso l’arco del portone e si è salvata.

La Luigina ricostruisce. Sempre. Fosse una casa, una famiglia, un amore o semplicemente un panzerotto venuto male. Ed è per questo che nonostante qualche capello bianco (mio) lei riesce sempre a tirare su ogni morale o paturnia, che la lontananza dall’Italia mi fa venire a mesi alterni.

Non l’avessi incontrata in quel di via Capponi a Firenze, la mia vita sarebbe stata meno illuminata. Avere qualcuno che ti ama sempre, senza se e senza ma, io non l’avevo mai avuto. E oggi, nonostante il mio orgoglio calabro mi imporrebbe di amare la mia terra sopra ogni cosa, è in Salento che ritorno, o vorrei ritornare, d’estate per sentire tra le strade che fanno ombra tra la calura di agosto il rumore di quei tacchi.

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Bocconotti di sarde

Sardine

pangrattato del panettiere

olive nere e capperi (io conserve della nonna di foglie di cappero)

Sale e pepe

pecorino, prezzemolo, olio evo, aglio

Pulire le sardine eliminando la testa, le interiora e la spina dorsale aprendole a portafoglio. Tostare il pangrattato con olio e aglio, aggiungere pecorino grattugiato, una dadolata di olive nere denocciolate, i capperi, il prezzemolo, sale qb e pepe nero. Aggiungere altro olio e un po d’acquaIn una pirofila mettere un filo di olio evo, e cominciare a riempire le sarde arrotolandole come involtini e disponendole una contro l’altra (armata). Terminare con un filo d’olio e il restante pangrattato. Cuocere in forno a 180 per 30 min.

 

 

 

 

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